Ripensare tutto - Singola rivista
Un tratto della Trans-Canada Highway nel Banff National Park, in Canada. Il passaggio per la fauna è un elemento architettonico di rewilding.
Un tratto della Trans-Canada Highway nel Banff National Park, in Canada. Il passaggio per la fauna è un elemento architettonico di rewilding. | Copyright: Qyd / Wikipedia

Ripensare tutto

In questi tempi si moltiplicano progettualità che vanno in direzione di una riconfigurazione. Perché proprio adesso e non prima?

Un tratto della Trans-Canada Highway nel Banff National Park, in Canada. Il passaggio per la fauna è un elemento architettonico di rewilding. | Copyright: Qyd / Wikipedia
Redazione Singola

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Giuseppe Ungaretti dichiarò che trovandosi a scrivere poesie in trincea ("nel pericolo") non poteva usare il linguaggio che avrebbe usato nella vita civile: doveva rinnovarlo. Trent'anni dopo, al termine del successivo conflitto mondiale, lo stesso problema lo ebbero i registi e gli autori neorealisti. Di nuovo, rinnovarono stili, metodi e linguaggi. 

L'instabilità, il logoramento, la precarietà, il pericolo, la crisi: questo genera nuovi fenomeni. Rende alcuni elementi del pensiero vecchi, altri imminenti e necessari. Succede qualcosa di simile nella nostra epoca?

Cinque sono i fattori che innalzano il livello di instabilità e ci mettono in crisi: il degrado del sistema in cui viviamo (ambiente), la crescita della popolazione (demografia), i conflitti civili e internazionali (società), le risposte insufficienti delle istituzioni (politica), la crescente ansia della specie (psicologia, etologia).

Se c'è una cosa per la quale la nostra epoca si caratterizza è forse proprio la mole di risposte che dobbiamo dare, per il potenziale effetto catastrofico che l'inattività potrebbe causare.

I problemi hanno sempre una soluzione (non sempre positiva o auspicata) e aprono strade, di qui il paradosso, per altro, di vivere da una parte il senso del limite, dall'altro l'agorafobia dei possibili scenari, del deflagrare delle incognite.

I problemi della nostra epoca sembrano avere tutti qualcosa in comune. E cioè, a differenza dei problemi dei secoli trascorsi, quello di dover essere affrontati non incrementando l'azione, come ad esempio poteva essere il problema dell'alfabetizzazione (costruire più scuole, formare più insegnanti) o della fame (aumentare i raccolti, gli stipendi), ma al contrario ripiegandosi, riavvolgendo i fili di un discorso caotico e sfuggito di mano.

L'idea di un generale ripensamento del nostro modo di vita, della società, dell'economia, si era fatta largo già prima della pandemia, e questa ha solamente agito da catalizzatore. La direzione è univoca, ma le sue propagazioni toccano ambiti diversissimi. Ne elenchiamo alcune.

Riconsiderare il proprio ruolo, ricalibrare l'impatto dell'uomo. Non se ne è parlato ancora a sufficienza, o meglio, non si è ancora trovato un reale punto di incontro tra l'aggressività del mercato e una seria politica che metta al centro la responsabilità. Eppure molto si sta facendo, contrariamente a quello che si pensa. Qui la tecnologia gioca un ruolo cruciale, a filo doppio: sia perché ancora si fa troppo affidamento al suo potere salvifico (limite strumentale), sia come limite effettivo della tecnica (limite sostanziale).

Riconfigurare gli spazi e riaggiornarne le finalità (repurpose) non si inserisce solamente nell'hype del distanziamento sociale che sarà, salvo ritorni ciclici frequenti, di breve durata. Come noto e ricordato ampiamente in questi giorni, fu il colera a dare un impulso allo sviluppo di una moderna rete fognaria; e furono anche le necessità di controllo delle truppe a cavallo una ragione in più per il progetto dei grandi boulevard di Parigi.
La sperimentazione dello smart working è un caso di presa di coscienza sui punti critici della logistica di tutta la "linea" lavorativa: dal dover andare fisicamente a lavorare in un luogo separato, a volte molto distante da casa, al dover trascorrere le ore di lavoro in spazi rigidamente definiti. Questa riflessione apre a molte scelte: Densità vs. Porosità, Cubicolo vs. Open Space, Ufficio vs. Coworking, Grattacielo vs. Architetture più capillari, organiche, ecc.

La riconfigurazione degli spazi adibiti ad ufficio vede notevoli sviluppi

La riconfigurazione degli spazi adibiti ad ufficio vede notevoli sviluppi

Ricostruire alcuni elementi di centralità delle scelte e di autorità, dopo anni di deregolamentazione e decentramento, è un processo che riguarderà molteplici aspetti: quello politico, che riguarda in primis il ruolo dello Stato (si discute di uno Stato che torni a prendersi cura di servizi essenziali come la sanità); quello delle authority e degli organisimi di controllo sull'utilizzo e la pubblicazione dei dati; il ritorno a scuole e pratiche capaci di ristabilire una maggiore consapevolezza di sé, migliorare il rapporto con il nostro corpo, la sfera sociale, il benessere e così via.

Un gruppo di terapia

Un gruppo di terapia

Riallacciare le reti della socialità e ridurre il gap tra le parti abbienti e quelle più indigenti della società, necessità che la crisi economica del decennio passato non aveva ancora fatto esplodere, e che improvvisamente ritorna sotto gli occhi sotto il segno razziale (in USA come in Brasile), è un'altra sfida che necessita un ritorno alla teoria dei patti sociali. Non si teorizza qualcosa di nuovo (come ad esempio è il caso del reddito di cittadinanza, che pure va in questa direzione), ma si riassume come centrale il peso della solidarietà e dell'umanità. 

Riportare indietro o addirittura all'origine spazi e ecosistemi perduti, in particolare gli spazi naturali (rewilding), come nei punti precedenti, significa fare un passo indietro o addirittura farsi da parte e scomparire, lasciando il passo non al mistero, ma più semplicemente a chi già lo occupava prima della nostra ingombrante presenza.

In tutti i casi si tratta appunto di una ricucitura, sia con la realtà, sia con la nostra fisicità, sia con i nostri simili. Ciò appurato, il problema nel problema è il prezzo di questo "sgonfiamento", che può essere altissimo. Più che parlare di "decrescita felice", bisognerebbe parlare di decrescita sostenibile.

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Globale - 2020
Pensiero
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Pubblicato:
09-06-2020
Ultima modifica:
25-08-2020
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