La carta e il futuro del passato - Singola rivista
Leggere in spiaggia
Leggere in spiaggia | Copyright: Les Anderson

La carta e il futuro del passato

Le relazioni con i libri più significativi sono lunghe e strutturate. Chiediamo troppo, al digitale?

Leggere in spiaggia | Copyright: Les Anderson
Lucia Tedesco

è una giornalista che collabora con diverse testate. Scrive soprattutto di società, cultura digitale, filosofia e cinema. Ha fondato il blog a tema cinematografico Lost in Cinema.

Leggere è un atto che non sopporta l'imperativo, è un atto di creazione permanente secondo Daniel Pennac, scrittore e saggista francese, questo perché le ragioni per leggere sono molto simili alle ragioni per vivere, nessuno è autorizzato a chiederci conto di un'intimità del genere. Il rapporto che intercorre tra un lettore e un testo scritto è un processo in continuo divenire, intimo e universalistico, strutturato e anarchico, i cui confini e orizzonti cambiano a seconda di come la letteratura viene distribuita, viene scelta e diffusa e di quali canali di circolazione può servirsi per essere intercettata dai lettori. È innegabile che il modo che abbiamo oggi di approcciarci a un testo scritto ha subito un cambiamento importante considerando che la letteratura, nella sua forma fisica e quindi classica, sta attraversando un periodo sempre più consistente di digitalizzazione. Nel mondo di oggi siamo immersi in un circuito digitalizzato, in cui prosperano trasmissioni video, smartphone, tablet, e spesso la carta stampata viene percepita come una tecnologia arcaica, costosa e obsoleta. Il libro non è più da tempo l'unico supporto attraverso cui si può accedere alla fruizione di un contenuto narrativo, saggistico, informativo o divulgativo. Il fatto che gli e-book e gli e-reader, come Kindle, Kobo, Nook, Tolino, come anche i tablet, gli audiolibri, siano cresciuti in maniera esponenziale in popolarità negli ultimi anni è piuttosto evidente.

In Italia, secondo i dati Istat del 2018 circa la produzione e la lettura dei libri, gli editori investono sempre più nell’offerta di titoli in formato e-book, infatti la percentuale di opere pubblicate a stampa disponibili anche in versione digitale in soli due anni è passata dal 35,8% (circa 22mila titoli nel 2016) a quasi il 40% (più di 30mila titoli nel 2018). Nello specifico la versione digitale è particolarmente diffusa per i libri di avventura e gialli (82,1%), i testi di informatica (62,9%) e matematica (61,4%), i libri di attualità politico-sociale ed economica (56,1%). Dal 2008 al 2010 le vendite di e-book sono salite alle stelle, salendo fino al 1260%, secondo il New York Times; nel 2014 sono stati venduti circa 12 milioni di e-reader, in forte calo rispetto ai quasi 20 milioni venduti nel 2011, secondo Forrester Research.

Questi dati esemplificano in modo decisivo l'incremento della digitalizzazione dei contenuti narrativi; questa digitalizzazione di massa dei libri sta in qualche modo cambiando il modo in cui le parole e le informazioni vengono create, diffuse e visualizzate. La lettura elettronica e come essa possa influire negativamente sui processi cognitivi, è un concetto che si trova al centro di un dibattito molto acceso. Maryanne Wolf, neuroscienziata cognitiva e direttrice del Center for Reading and Languages Research, nei suoi saggi critici ha ampiamente descritto come l'attività di lettura digitale costringa il lettore a doversi divincolare attraverso informazioni visive fornite simultaneamente, come in molte presentazioni digitali; quel che lei si chiede è se, chi ne usufruisce, abbia modo e tempo per elaborare ciò che legge in modo analitico e critico. Secondo la neuroscienziata il cervello è influenzato da fattori come il sistema di scrittura e il mezzo di lettura, e quello che è a rischio è la lettura profonda ovvero “la varietà di processi sofisticati che promuove la comprensione e che include il ragionamento inferenziale e deduttivo, le competenze analogiche, l’analisi critica, la riflessione, e l’intuizione”. Secondo Wolf, “di una storia letta su uno schermo ricordiamo meno dettagli, e anche la comprensione è inferiore”. Ciò dimostra come la cultura dello schermo, come la definisce la neuroscienziata Susan Greenfield, possa limitare la capacità di concentrazione del lettore, e in certi casi possa rendere incapaci di carpire il contenuto della lettura digitale, distratti da numerosi stimoli elettronici.

È proprio Susan Greenfield, neuroscienziata, divulgatrice scientifica e ricercatrice al Lincoln College dell'Università di Oxford, che ha espresso la preoccupazione per la cultura delle tecnologie dello schermo, una cultura che è diventata più pervasiva nella nostra società: il concetto di cultura dello schermo lo definisce come un mondo di due dimensioni in cui per sei ore al giorno o più, le persone nel mondo occidentale, in particolare i bambini, trascorrono molto tempo giocando o sui social network, immergendosi in un ambiente che ha un qui e ora particolarmente ipertrofico, in cui con la semplice pressione di un pulsante si ottiene un feedback immediato da qualsiasi cosa si stia facendo. Un'immersione molto prolungata e continuativa secondo la neuroscienziata potrebbe cambiare il nostro cervello in modi che potrebbero avere un grave impatto sulla personalità e comportamento. Nell'era della digitalizzazione nulla rimane intatto e anche i libri non fanno eccezione. Sebbene gli e-book siano solitamente visualizzati sugli e-reader, quasi tutti i dispositivi elettronici dotati di software di lettura possono essere utilizzati per leggere un e-book. Gli e-book sono ipertesti che consentono di trasportare un'intera libreria in un piccolo spazio, sono più economici (circa il 50-60% in meno rispetto alla stampa), più rispettosi dell'ambiente e condividono livelli più elevati di personalizzazione del testo. Ma allo stesso tempo sono meno coinvolgenti dal punto di vista emotivo.

Un libro di carta, una volta acquistato da un lettore, passa attraverso un rituale, un'intimità molto precisa. Quando acquistiamo un libro possiamo farne tutto ciò che vogliamo, poiché il contratto di proprietà tra lettore e libro è implicito: il libro fisico diventa anche un vero ricordo dell'esperienza di lettura. Quando acquistiamo un libro digitale non abbiamo alcun controllo su quale software possiamo usare per leggerlo o cosa succede alle nostre note e ad altre meta informazioni ricavate dai nostri dati di lettura. Un libro cartaceo viene letto e sottolineato, riletto, e leggerlo più volte significa diventarne confidenti. La relazione tra un lettore e un libro non è misurabile, è un processo continuo; tornare a un libro è tornare non solo al testo e alla sua fisicità ma anche al passato, questo perché rileggere è ricordare chi eravamo.

Forse è per questo che il libro cartaceo non perde la sua popolarità: nel 2018 il 78,4% dei lettori legge solo libri cartacei, il 7,9% solo e-book o libri on line. Secondo il rapporto sullo stato dell'Editoria in Italia 2019 a cura dell'Ufficio studi AIE, nel 2018 il 60% della popolazione dichiara di leggere attraverso i libri, il 24% ha letto un ebook e il 7% ha ascoltato un audiolibro. Tra gli strumenti dedicati alla lettura digitale, lo smartphone è quello largamente preferito per accedere ai contenuti editoriali, sia nel caso di testi (in crescita dal 61% delle indicazioni del 2017 al 65% del 2018), sia per l’ascolto di audiolibri (dal 67% del 2017 al 75% del 2018). Secondo un sondaggio del 2016 condotto dal Pew Research Center, il 73% degli americani ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi, e di questi circa due terzi (65%) ha letto un libro stampato nell'ultimo anno. Al contrario, il 28% degli americani ha letto un e-book e il 14% ha ascoltato un audiolibro nell'ultimo anno. Il numero di lettori di e-book è aumentato di 11 punti percentuali tra il 2011 e il 2014 (dal 17% al 28%) ma non ha visto importanti cambiamenti negli ultimi anni.

Le due culture, dell’ebook e del libro cartaceo, vivono una collisione sempre più evidente. Eppure la stampa continua a durare per una buona ragione: le relazioni con i libri sono sicuramente più significative, lunghe e strutturate. Finché la proposta del digitale non sarà resa più chiara, fino a quando le note e i dati che vengono prodotti al loro interno non saranno più accessibili, i libri fisici rimarranno al centro della produzione letteraria.

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Pensiero
Lucia Tedesco

è una giornalista che collabora con diverse testate. Scrive soprattutto di società, cultura digitale, filosofia e cinema. Ha fondato il blog a tema cinematografico Lost in Cinema.

Pubblicato:
27-04-2020
Ultima modifica:
25-08-2020
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