Umano, postumano - Singola | Storie di scenari e orizzonti
Andrew Scott in His Dark Materials
Andrew Scott in His Dark Materials | Copyright: HBO / Sky

Umano, postumano

Personificazione dell’anima. Trasmigrazione in altri universi. Passaggi di soglia che si incrociano a parentesi di vita spartiacque. Tutto questo e altro ancora è His Dark Materials, serie HBO.

Andrew Scott in His Dark Materials | Copyright: HBO / Sky
Elvira Del Guercio

studia Italianistica a Roma Tre e si occupa di cinema e serialità televisiva. Ha collaborato con alcuni festival come giurata e selezionatrice e si interessa di femminismi e studi di genere. Scrive per Cineforum e Point Blank e suoi articoli sono apparsi su Il Tascabile, Nocturno, Cinefilia Ritrovata (Cineteca di Bologna) e sulla rivista di critica cinematografica Fata Morgana Web.

Il caleidoscopio di voci e motivi del pensiero post-umanista intende restituire l’umano alla sua sostanziale dimensione ibridata e interconnessa sia sul piano biologico che culturale. Nata e sviluppatasi negli Stati Uniti alla fine degli anni Ottanta l’ontologia post-human presenta numerosissime articolazioni e varianti, dal discorso sulla “tecno-scienza” a quello relativo alla teoria femminista passando per l’arte contemporanea, che hanno però in comune l’idea di una ridefinizione del concetto di umano e l’assenza di demarcazioni nette e differenze essenziali tra le persone e le cose, proprio a partire dalla figurazione del corpo umano fatto di carne e ossa. La possibilità che si prospetta, secondo alcuni studiosi, è quella di un superamento della materia del corpo a favore di una neonata identità favorita dall’interazione con altri supporti: supporti per lo più artificiali (pensiamo soltanto ai download post-mortem della propria coscienza su di una struttura informatica ipotizzati dalla serie tv Years and Years) dove non è più possibile individuare una “naturalità” originaria e in cui l’anima transita.

Provando a pensare a qualche riverbero dell’orizzonte del pensiero post-umanista nella letteratura o nei media, o a qualche punto di contatto - senza stare pedissequamente ad applicarvi le sue categorie e i suoi parametri – nel ciclo di racconti fantasy pubblicati sul finire del secolo scorso His Dark Materials, ad esempio, la “struttura” in cui si posa parte dell’anima dell’uomo non è informatica bensì animale: Philip Pullman immagina un mondo parallelo dove accanto a ogni uomo ci sia un daemon, animale pensante e perfettamente cosciente di sé nonché incarnazione vera e propria dell’anima dell’uomo da lui inseparabile. Ma prima qualche dettaglio di trama.

In His Dark Materials una giovane ragazza è destinata a liberare il suo mondo dalla morsa del Magistero, un’organizzazione politico-religiosa che reprime i legami delle persone con la magia e atrofizza la vitalità dei loro spiriti animali noti come daemon. Northern Lights – da cui è stata tratta la prima stagione adattata per la tv da Jack Thorne (Skins, The Eddy, Electric Dreams) e diretta da Tom Hopper (Il discorso del re) - presenta Lyra, un'orfana, che vive in un universo parallelo in cui si intrecciano scienza, teologia e magia. La sua ricerca di un amico scomparso la porterà scoprire un sinistro complotto che coinvolge i bambini e che ha a che fare con un enigmatico fenomeno chiamato Dust, la Polvere: secondo il Magistero una polvere che simbolizza il peccato; per gli uomini di scienza, come vedremo, un insieme di particelle che apre ad altri mondi. Nella seconda stagione Lyra è accompagnata nel suo viaggio da Will Parry, un ragazzo appartenente al nostro mondo che si rivelerà essere il “portatore” di un coltello che può aprire finestre tra mondi. I due giovani si troveranno presto coinvolti in un conflitto inter-siderale contro poteri celesti e terreni.

Lyra (Dafne Keen) e il suo compagno Pantalaimon.

Lyra (Dafne Keen) e il suo compagno Pantalaimon. | HBO / Sky

Personificazione dell’anima. Trasmigrazione in altri mondi e universi tramite portali. Passaggi di soglia che si incrociano a parentesi di vita spartiacque. Tutto questo e tanto altro ancora è His Dark Materials. L’adolescenza è lo spazio-tempo in cui si muovono i due giovani protagonisti e coincide – oltre che con la scoperta di qualcosa che sta al di là che avrebbe cambiato le sorti dell’universo tutto – con una rivelazione ancora più grande: la presa di consapevolezza del proprio ruolo nel mondo unita alla capacità di discernere da che parte schierarsi, anche se con quella “cattiva” si condividono legami di sangue. I temi che His Dark Materials porta avanti sono molteplici e complessi e la scelta del punto di vista, costruendo una storia ad altezza di bambino, è in questo senso fondamentale: le sette densissime puntate della prima e seconda stagione sono guidate dalla prospettiva mutevole e cangiante di Lyra e del suo daemon, in costante divenire e mai doma, in un contesto in cui gli adulti, o meglio, la loro funzione salvifica e di accompagnamento nella crescita, è per lo più assente, disposti a sacrificare ogni cosa per il raggiungimento dei propri obiettivi.

La bambina o l’adolescente – chi è in bilico tra due identità e che prende “sul serio” la sovversione dell’ordine delle cose – è nella serie il personaggio catalizzatore del fantastico o almeno il motore che spinge il reale delle convinzioni sull’orlo del naufragio. Lyra non fa differenza tra esperienza ed esperienza e il “passaggio” è per lei sempre quello dell’analogia magica, mai quello della logica raziocinante che l’avrebbe magari spinta a dubitare trovandosi a dover attraversare un portale. La sua intelligenza nel vedere e sentire l’ambiguità di un mondo che poco o nulla le permetteva di conoscere dipende dal suo sguardo autentico e non artefatto. Lyra posa lo sguardo su un oltre indefinito e sul movimento di immagini multiformi. Orientando il tutto da una prospettiva catalizzatrice differente, nella serie tv di Jack Thorne e Tom Hopper il fantastico non è quasi mai sinonimo di negatività né dipende da una presenza materica e terrificante ma dimora nella disponibilità ad accogliere le infinite diramazioni della storia. E con lei si muove il suo daemon. Il deamon è una creatura animale e doppio speculare dell’umano a cui è vicino: è la sua anima e la sua memoria e il ricettacolo di ogni sua possibile esperienza. In un processo di continua mutazione e co-evoluzione interspecie, il daemon cambia forma fino a quando non si stabilizzerà parallelamente al momento in cui l’umano che accompagna da bambino diviene adulto. Anche se non hanno nulla della fisionomia umana questi esseri sono parte integrante del corpo dei suddetti senza i quali – stando al diabolico esperimento di Mrs. Coulter – verrebbe compromesso un benessere mentale e fisico: si diverrebbe dei fantasmi, dei morti non-morti, come un essere umano che non possiede più la facoltà di ricordare o immagazzinare esperienze perché non ha più in sé la memoria.

 

 

Esposto a innumerevoli cambiamenti l’umano in His Dark Materials è poroso e permeabile ad altre nature e altri agenti con cui stabilisce alleanze, oltrepassando i confini della natura e muovendosi in uno spazio di costante messa in discussione di codici e dogmi. Gli stessi che Lyra stravolge quando decide di fare esperienza dell’altrove e oltrepassare quella soglia, attraversando il portale creato da Lord Asriel. Mettendo in gioco il rapporto tra ordine e caos, ragione e insensatezza e sfidando l’autorità di un Potere che avrebbe preferito continuare a non vedere piuttosto che vivere l’alterità inquietante di un (altro) mondo. Vertigine conoscitiva, mondi paralleli e città invisibili incastonate nei cieli. Non può non venire in mente l’ipotesi di Tlon, Uqbar, Orbis Tertius di Borges (ma in generale tutta l’opera borgesiana…). Quattro pagine di un’opera danno luogo a una scoperta straordinaria: esiste un mondo chiamato Uqbar, inventato da una società segreta di astronomi e biologi, con la sua lingua e dottrina e con i suoi strambi oggetti, gli hronir, che sono come echi o copie di oggetti originari. Nel giro di pochissimo tempo Uqbar ha già insinuato nel nostro mondo alcuni dei suoi hrnoir, una bussola, uno strano cono di metallo. Sembra che Uqbar ci stia invadendo.

Ma finché questo mondo resta, per così dire, al suo posto, vuole dirci Borges, e mostra da quell’altra dimensione le sue leggi e i suoi costumi, ci sono molti motivi di stupore ma nessuno di allarme. Basta, tuttavia, una prima intrusione del mondo fantastico in quello reale, ritornando alla nostra serie, perché tutto vacilli e non si tratta più di mondi paralleli. Il nostro mondo è ora il contesto in cui quegli oggetti improbabili cominciano a vivere e muoversi. Che si tratti di daemon o un “aletiometro”: quell’oggetto desideratissimo dagli adulti in His Dark Materials perché in grado di mostrare la verità attraverso la Polvere e che pochissimi, tra cui Lyra, riescono a manovrare.

His Dark Materials è un susseguirsi costante di passaggi di soglia tra mondi diversi e, affinché questi risultino più credibili, spesso tra le mani del viaggiatore resta per l’appunto quello che nella teoria del fantastico viene chiamato “oggetto mediatore”: l’oggetto mediatore (l’aletiometro, il coltello) attraversa il limen con il viaggiatore e finisce nel mondo normale, una sorta di ricordo perturbante del passaggio compiuto. Nonostante l’enorme varietà tematica e la conseguente necessità di adattare visivamente ogni microcosmo rappresentato, con tutte le difficoltà che comporta l’articolazione delle trame e degli intrecci, lo stile di His Dark Materials è preciso e nitido nel tentativo di far convivere con costanti richiami e combinazioni filosofia, teologia, mitologia e scienza. Le relazioni tra i personaggi – tranne per qualche semplicistica soluzione di scrittura, in particolare alla fine della prima stagione – sono adeguatamente sviscerate e lo scioglimento dell’intricata matassa avviene gradualmente. Lo spettatore s’imbatte così in un universo arduo e sorprendente, dove l'apparente realismo di alcune circostanze convive con il paradosso e un profondo sostrato simbolico.

Hai letto:  Umano, postumano
Questo articolo è parte della serie:  Visioni
Globale - 2021
Arti
Elvira Del Guercio

studia Italianistica a Roma Tre e si occupa di cinema e serialità televisiva. Ha collaborato con alcuni festival come giurata e selezionatrice e si interessa di femminismi e studi di genere. Scrive per Cineforum e Point Blank e suoi articoli sono apparsi su Il Tascabile, Nocturno, Cinefilia Ritrovata (Cineteca di Bologna) e sulla rivista di critica cinematografica Fata Morgana Web.

Pubblicato:
27-01-2021
Ultima modifica:
26-01-2021
;