Libri di faccine - Singola rivista
Emoji proiettati su un uomo, Dox Museum, Praga.
Emoji proiettati su un uomo, Dox Museum, Praga. | Copyright: Nan Palmero / Flickr

Libri di faccine

Emoji Dick (la versione emoticon di Moby Dick), la Bibbia e Pinocchio sono solo alcuni esempi di una frontiera linguistica. Raccontare per sole emoticon è possibile?

Emoji proiettati su un uomo, Dox Museum, Praga. | Copyright: Nan Palmero / Flickr
Aldo Torchiaro

è giornalista ed esperto di comunicazione pubblica. Ricerca sui temi legati al Contemporary Humanism e in particolare la politolinguistica. È autore del saggio "L'inganno felice" (Cooper, 2020) sulle dinamiche di polarizzazione della Rete. Vive a Roma.

Scrivere un libro con soli emoticon? È possibile. Anzi, lo si sta facendo. E con ragione. Che cosa sono gli emoticon, se non il segno semiotico che traduce, esemplifica e universalizza la parola? Il linguaggio non è per definizione finito, ma è un modo finito di esprimere l’infinito. E il nuovo linguaggio (non dei giovani, ma di tutta la nostra epoca) è quello degli emoticon. È, per meglio dire, anche articolato e arricchito dal portato segnico che emoticon (ed emoji, che non sono la stessa cosa) condensano in una immagine figurata.

Gli emoji, nati nel 2010 in Giappone, sono diventati subito virali. Capaci di sintetizzare sostantivi, aggettivi, attività, stati d’animo, nella loro capacità significante condensano la maggior parte dei significati possibili, sia pure per libera associazione o per scivolamento. Il momento topico nella storia lo raggiungono quando Oxford Dictionaries riporta 😂 (faccina con lacrime di ilarità) come parola dell’anno. Acquisito un tale riconoscimento, il passo fino alla pubblicazione di interi libri non poteva che essere breve. 

La semiotica d’altronde non poteva rimanere estranea alla trasformazione imposta dal dirompente impatto della digitalizzazione su ogni forma, codice e canale della comunicazione.  Da quando Charles Sanders Pierce e Ferdinand Saussure si interrogavano sulla vita dei segni, i segni hanno assunto ed assumono sempre di più un senso diverso. Verifichiamo così la profezia di Umberto Eco in Apocalittici e integrati (1975): si sta passando "dal logos al logo". Dalla parola scritta al significante grafico. Nel portato generale della comunicazione, sempre maggiore è il flusso narrativo che dal testuale vira verso il visuale. Un transito avviene per mezzo di un graduale e progressivo accompagnamento, inserimento e infine sostituzione delle immagini alle parole. Fotografie, illustrazioni, vignette, grafici, meme, cinemagraph, videoclip, emoticon sono parte integrante del messaggio in un ventaglio crescente di esplicitazioni, declinazioni ed usi. 

È stato solo intorno agli anni Sessanta del secolo scorso che emergeranno i primi approcci per una nuova applicazione dei concetti semiotici sulle arti visive. Ad introdurli ufficialmente, il semiologo Algirdas Greimas, attraverso il saggio "Semiotica plastica e semiotica figurativa".

Greimas era partito dalla rimessa in discussione della semantica strutturale, cioè l'idea di fondo che sia possibile descrivere il significato attraverso l'identificazione di unità del contenuto (semi), così come in fonologia dove si identifica unità dell'espressione (fèmi). La stessa relazione che sul piano dell'espressione si istituisce fra tratti distintivi e fonemi, può, secondo Greimas, corrispondere sul piano del contenuto a una relazione simile; in questo modo i tratti distintivi saranno denominati sémi, e tali tratti andranno a costituire i sememi. Se il primo processo analitico è quello di distinguere due piani di un oggetto semiotico, cioè piano dell'espressione e piano del contenuto, il secondo sarà quella di ricercare un ipotetico isomorfismo tra i due piani. 

La teoria del senso di Greimas considera il mondo esterno come un mondo significante fatto di "natura" e di "cultura". Il mondo naturale in questa prospettiva diventa fortemente culturalizzato. Non vediamo più solo le cose per come sono raffigurate ma prestiamo loro un significato associato, derivante da convenzioni, uso comune, conferimento ironico, metaforico, metonimico. All'interno di questa semiotica greimasiana l'unica variabile, nella generazione del significato di senso, è costituita dalle diverse culture che lo organizzano. Ogni testo rinvia ad un piano del contenuto nel medesimo modo. Ma ogni testo è costruito utilizzando il piano dell'espressione in modo variabile, a seconda della natura del mezzo usato. Talora, il piano dell'espressione può prevedere una pluralità di materiali differenti, in questo caso si parla di semitiche sincretiche, in quanto il piano dell'espressione li coordina perché siano portatori di significato; inoltre le semiotiche sincretiche coordinano mezzi espressivi diversi. 

L’emoticon della pesca, per fare un esempio, è stato interpretato largamente come una parte del corpo: due glutei. Almeno fino al 2016. Perché poi l’aggiornamento dei sistemi operativi ha modificato l’aspetto dell’icona, arrotondandola e rendendola inequivocabile come frutto. Una decisione che ha innescato una scia di polemiche raccontate dai giornali.

Ritornando all’architettonica portante della semiotica generativa greimasiana, come avviene la dinamica di associazione significato-significante? Il Percorso Generativo è un insieme di tappe di generazione del senso, seguendo le quali si può esplicitare e motivare il senso di un testo, non globalmente ma per livelli e secondo aspetti diversi. L'organizzazione per livelli, dal più astratto al più concreto, ipotizza tra loro un meccanismo di generativi. 

Le strutture più profonde sono quelle in cui abbiamo i valori e i significati fondamentali su cui si basa il testo e che verranno poi rappresentati da elementi più concreti nei livelli successivi. A questo livello incontriamo anche lo scheletro narrativo (ancora astratto) del testo. Greimas chiama queste strutture profonde strutture semio-narrative e le distingue in due livelli: semio-narrative profonde e quelle superficiali. 

Le strutture semio-narrative profonde sono al livello più astratto, in cui abbiamo i valori e i contenuti fondamentali di cui parla il testo. È il livello in cui troviamo il quadrato semiotico. 

Le strutture semio-narrative superficiali sono ancora molto astratte, ma cominciano ad assomigliare di più a una vera narrazione. I valori che provengono dal livello più profondo, infatti, diventano l'oggetto di scontri, di trasformazioni, di passaggi di mano. A questo livello abbiamo ancora elementi astratti, ma si definisce lo scheletro, lo schema della narrazione. 

A livello delle strutture discorsive invece, sono il momento in cui gli schemi astratti delle strutture profonde prendono concretamente corpo, cioè si materializzano in personaggi, luoghi, caratteri, oggetti concreti. Non siamo ancora però alla superficie del testo. È un livello immediatamente precedente. La narrazione che è emersa finora è infatti ancora suscettibile di essere espressa in diversi linguaggi, come un racconto, una sinfonia, un evento o, come nel caso del seguente studio, un quadro.

La dimensione figurativa dei testi non ha però solo questa capacità di "rinvio" al mondo, offrendone immagini più o meno vivide, ma costituisce anzi un "luogo" di particolare rilevanza per la definizione delle strategie di significazione di un testo, in cui si decide gran parte della sua ricchezza di senso e che proprio perciò può apparire come particolarmente "denso", tanto che parte della critica ne ha fatto un sacrario quasi impenetrabile, quello del simbolico e dell'ineffabile. Ad oggi sono molteplici i testi tradotti con gli emoticon: una versione di Moby Dick, il capolavoro di Herman Melville, ha fatto da apripista. Ma poi è stata tradotta anche la Bibbia, il libro più letto di sempre. E un consorzio di università italiane, capitanato da due linguiste di fama come Johanna Monti e Francesca Chiusaroli, insieme a un ingegnere informatico, Federico Sangati, ha tradotto Pinocchio

La prima pagina di Emoji Dick, la versione emoticon del romanzo di Melville

La prima pagina di Emoji Dick, la versione emoticon del romanzo di Melville

I tre studiosi hanno realizzato, nell’ottica della release del progetto, «EmojitalianoBot», il primo programma automatico di traduzione di emoji-italiano all’interno di Telegram. 

EmojitalianoBot è un tool aperto e gratuito che contiene in partenza il dizionario emoji-italiano e emoji-inglese basato sulle descrizioni Unicode e man mano integra le voci del glossario con tutti gli usi degli emoji accolti per la traduzione di Pinocchio.

La ricerca consente inoltre di sperimentare strategie di costruzione di un codice artificiale veicolare, comprensivo di un sistema di segni con valore logografico, e di regole morfologiche e sintattiche dedotte sulla base di istanze universaliste e principi di economia linguistica, che riguardano la dimensione testuale oltre che lessicografica.

Il vantaggio di questa traduzione logos-logo sta nell’immediatezza e nell’universalità di decodifica, che ciascuno a qualunque età, di qualsiasi livello culturale, a qualunque latitudine del mondo può leggere e comprendere in maniera congruente e simmetrica. 

Ciascun elemento, anche di segno grafico, è chiamato ad arricchire la capacità comunicativa. Ma le parole sono insostituibili, ed è proprio la traduzione logos-logo a dimostrarlo: perché a ciascun emoticon, perché funzioni, attribuiamo una parola. 

 

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Aldo Torchiaro

è giornalista ed esperto di comunicazione pubblica. Ricerca sui temi legati al Contemporary Humanism e in particolare la politolinguistica. È autore del saggio "L'inganno felice" (Cooper, 2020) sulle dinamiche di polarizzazione della Rete. Vive a Roma.

Pubblicato:
04-06-2020
Ultima modifica:
06-09-2020
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