Cosa succede nel Pacifico?

La Great Pacific Garbage Patch, trapianti di alghe, nuvole artificiali, il partenariato trans-pacifico e il viaggio di una banana dal Sudamerica agli USA.

Redazione Singola

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Questa settimana facciamo una ricognizione nel Pacifico, non solo inteso come oceano, ecosistema basilare per la vita sulla Terra, ma la regione geopolitica che lentamente diventerá il centro dei commerci e il fulcro di una nuova era della globalizzazione.

C'è molta carne al fuoco, molte vicende e molti problemi. Li presentiamo qui in maniera sintetica, immaginando di poter ricostruire una sorta di mosaico.


Plastica

L'Oceano Pacifico "ospita" la più grande isola di plastica del pianeta, la famigerata Great Pacific Garbage Patch, la cui esistenza è ormai ben documentata (vedi questa introduzione su Italiani.net e l'articolo su Nature, un po' più ostico, che parla della degradazione della plastica). Negli ultimi anni, il lavoro di analisi scientifica e sulle tecnologie in grado di ripulirla ha coinvolto centinaia di scienziati, ricercatori e attivisti.

Su Maritime Executive si racconta della storia di un cargo salpato dalle Hawaii con l'intento di raccogliere 100 tonnellate di detriti plastici. Nulla, rispetto alle 4 milioni di tonnellate complessive, ma comunque un gesto più che simbolico e che aiuterà a comprendere le dimensioni del disastro. Un'altra missione analoga è partita sempre in questi giorni da San Francisco, ne parla CBS Seattle.
Ma la vera sfida è, almeno sul breve periodo, a livello tecnologico e riguarda il tracking dei rifiuti (su Bloomberg) e la loro raccolta. Tra le soluzioni proposte, la più nota è  l'ambizioso progetto del giovanissimo inventore e imprenditore olandese Boyan Slat. La sua Ocean Cleanup ha messo a punto una sorta di enorme barriera mobile in grado di catturare i detriti. Non sono ovviamente mancate voci entusiaste, né tantomeno critiche sull'efficacia della soluzione. A riguardo esiste un podcast (in inglese) molto dettagliato su Air Talk.


Barriere coralline

Un altro grave problema ecologico è il fenomeno conosciuto come sbiancamento dei coralli, che sta mettendo a rischio le barriere coralline di cui il Pacifico meridionale, in particolare l'aerea compresa tra le Filippine e l'Australia, è il maggiore depositario mondiale. Anche qui, il peso dell'attività umana si fa sentire e si ricercano soluzioni a livello tecnologico, almeno sul breve periodo.
Su Rinnovabili.it si parla di coralli resistenti al calore, su New Scientist di trapianti di alghe, su Forbes dell'ormai immancabile Intelligenza Artificiale e su Focus, addirittura, di nuvole artificiali che potrebbero ridurre la temperatura del mare. Risposte che francamente ci sembrano parziali e insufficienti di fronte un problema molto più grave, ma comunque interessanti sul piano della ricerca.


Geopolitica, Commercio

Con l'ascesa inarrestabile della Cina e quella turbolenta dei paesi latinoamericani, il Pacifico sta strappando il ruolo di centro dei giochi finora saldamente in mano all'Atlantico.
Aree urbane come quelle di Shanghai, Manila, Tokyo, Singapore, ma anche Jakarta e, dall'altra parte dell'oceano, Città del Messico e la California aumentano i propri commerci in maniera vertiginosa. Di qui l'interesse del capitale europeo e americano, costretto ad "inseguire" per non restare fuori dai giochi. 

Un articolo del Sole24Ore fa luce su dei retroscenari nell'area del Pacifico cinese, dove sempre di più si assiste alla presenza della Francia di Macron.

Sul manifesto, una pagina sulla strisciante guerra fredda tra Pechino e Washington.

Su BBC, l'avanzare della Cina nell'area oceanica, che fa uso anche degli sconquassi prodotti dalla pandemia di coronavirus (in spagnolo).

Riportiamo anche 2 articoli sul Partenariato Trans-Pacifico (in inglese Trans-Pacific Partnership o TPP), un patto di cooperazione economica equivalente al fallimentare TTIP atlantico.
Su Modern Diplomacy, gli scenari di questo accordo riaggiornati nell'orizzonte post-epidemico.
Su Reaction, invece, come il TPP potrà essere centrale per la Gran Bretagna dopo la Brexit. 

Il vaggio di una banana, dal sudamerica agli USA, su Medium.

Colonialismo e post-colonialismo

Recentemente, lo storico olandese Rutger Bregman, ha pubblicato un articolo sul Guardian che ricostruisce la vicenda del naufragio di 6 giovani tongani nell'isola (disabitata) di Ata, facendo dei paragoni con "Il signore delle mosche" di William Golding. L'articolo ha avuto un notevolissimo successo di pubblico (7 miloni di letture) ma allo stesso tempo ha sollevato ampie critiche all'interno della società tongana e in altre nazioni del Pacifico, per quella che è stata additata come totale mancanza di voce dei popoli locali e accusato di essere colonialista. La storia è raccontata su ABC

Su Vanilla Magazine si ripercorre invece la dolorosa storia di Charles Savage, marinaio e beachcomber (che possiamo tradurre come "cercatore da spiaggia") di origine svedese del diciannovesimo secolo, e di quello che combinò alle Fiji con l'aiuto della polvere da sparo. 

 

 

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Pacifico - 2020
Redazione Singola

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Pubblicato:
18-05-2020
Ultima modifica:
19-05-2020
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